ZEROSBATTI

chi siamo

‌Chi Siamo

ZEROSBATTI è un'associazione di Milano, nata con una grande missione, che si sviluppa in tre grandi obiettivi: difendere i ciclisti in caso di incidente, garantire la sicurezza stradale e promuovere la filosofia dello sport.

Grazie all'esperienza di ciclisti e professionisti, ZEROSBATTI ha puntato dritto ai propri obiettivi, raccogliendo casistiche e sentenze, con avvocati specializzati e impegnati da vent'anni nella difesa delle vittime della strada. 

L'idea vincente di ZEROSBATTI è stata quella di studiare un sistema unico ed esclusivo che potesse garantire, fin dalle prime fasi successive al sinistro, una tutela ed assistenza qualificata, a diretto contatto con il danneggiato sfortunato. ZEROSBATTI assiste immediatamente il danneggiato, che spesso si trova a non sapere a chi rivolgersi e come comportarsi, compromettendo spesso il proprio diritto al risarcimento.

Per raggiungere questi obiettivi Professionisti qualificati si sono messi al servizio dell’associazione e degli sportivi per  garantire assistenza e servizi esclusivi.

Lo staff di ZEROSBATTI è costituito da avvocati, medici legali, tecnici e periti, che operano in perfetta collaborazione, fin dalle primissime ed importanti fasi del sinistro.

basta iscriversi all'associazione, con 15 euro annuali (durata 12 mesi) per aderire alla tutela ZEROSBATTI.

La Community

ZEROSBATTI ha creato un gruppo facebook, ma anche pagina instagram e pagina facebook, ZEROSBATTIINBICI, per condividere esperienze, opinioni e temi di interesse sportivo. 

La polizza di tutela legale

Una compagnia specializzata ha studiato insieme a ZEROSBATTI la polizza di tutela legale del ciclista, unica in Europa ed esclusiva, così da garantire all'associato una tutela legale completa, anche in caso di contenzioso giudiziale. La polizza ZEROSBATTI copre tutte le spese, stragiudiziali e giudiziali, fino a un massimale di15.000,00 €.


COME NASCE ZEROSBATTI

Mercoledì è il giorno del lungo, quando il lavoro lo consente, un lusso che non si può capire, qualcosa di più che una licenza, è proprio entrare in altri panni, con il corpo e con la mente, un vero stacco dal quotidiano, che modifica l’umore dell’intera settimana. Mi alzo presto, colazione da atleta, mi prendo il tempo, tanto poi avrò modo di correre per il resto della giornata, ripasso mentalmente il giro: Monticello, Colle Brianza e Lissolo, il trittico dei tre gpm brianzoli e poi a casa, 90 Km giusti giusti!

Il tempo è quello di giugno, con il cielo blu e l’aria tiepida del mattino, pedalo assorto nei miei pensieri, che si alternano tra le sensazioni delle gambe, il prossimo allungo, le ripetute, e qualche intromissione del lavoro, che subdolamente si inserisce nei miei discorsi interiori. Tra fondo medio e soglia, fedele alla mia tabella, arrivo al Colle Brianza, dieci minuti al medio, poi a tutta fino in cima, in tutto 13 minuti, dalla rotonda. Il tempo di riprendere fiato in discesa, breve e subito riattacco la seconda salita, il Lissolo, dove mi lancio come Pinot al Lombardia, che alla fine vince su Nibali! Quando arrivo a questi pensieri è il segnale che la mia mente è ormai libera dai pensieri cattivi. Sono assorto, nei sogni di vittoria, nella corretta postura in bici, pronto per il mio lavoro di forza resistenza.

Tengo una delle due cuffie del telefono, giusto per non abbandonare del tutto l’idea che sto rubando ore all’ufficio, ma raramente rispondo, specie da metà giro in avanti, quando ormai sono ufficialmente un prof in allenamento, impossibile da distogliere dal lavoro in bici!

“pronto avvocato Balconi?…sono l’agente Miglio, la chiamo per l’incidente di suo padre”…”agente, si sono io ma non mi risultano sinistri su mio padre, forse ha sbagliato!” …”no Avvocato, parlo dell’incidente che suo padre ha appena subito, è qui con noi, è piuttosto grave ma cosciente, glielo passo…” continuo a pedalare, nel frattempo sono quasi in cima al Lissolo, in un mondo ovattato, non sento fatica, respiro, la forza sui pedali…”Fede…mi hanno distrutto…aiuto”! riprende il telefono l’agente Miglio “ Avvocato siamo in ambulanza lo portiamo a Magenta, ci raggiunga che la situazione è grave!”…inizio la discesa, raccolgo il senno che mi è rimasto per non uccidermi alla prima curva, ma non ho idea di ciò che sto facendo…sento il vento, fortissimo, nelle orecchie, piego, pedalo, rilancio la bici, mi ripeto di stare calmo, ma nelle orecchie mi tuonano quelle tre parole del vecchio …la sua voce è drammaticamente disperata, è un grido di dolore, quello che ti toglie il fiato e ti lancia nella disperazione…”mi hanno distrutto”!

Arrivo a casa, senza alcun ricordo dei chilometri appena percorsi…il tempo di mollare la bici e parto, vado a prendere mia madre, ospedale di  Magenta.

Spingo il maniglione della porta del PS, ancora non si è chiusa che individuo la figura di mio padre…in quel marasma di lettini, corridoi, dove generalmente impieghi mezzora solo per ambientarti, l’ho beccato subito, come sapessi esattamente dove fosse…è completamente trasformato, urla di dolore, sfiancato, trasfigurato in volto…quell’immagine mi accompagna ancora, ogni volta che mi fa arrabbiare, così mi tocca perdonarlo.

Il calvario che ne è seguito si può solo immaginare, tra un susseguirsi di interventi, diagnostiche, placche, viti e bulloni, estrazioni, riabilitazioni, dolori, patemi da condividere in famiglia, dopo ogni bollettino.

Due anni a combattere, ad ascoltare medici e loro pareri, cercando di scacciare i cattivi pensieri, ed accettare l’accaduto, perché indietro non si torna.

Sono il figlio e pure il suo Avvocato, mi sento insicuro, temo di sbagliare ad ogni mossa, nonostante questa fosse la mia materia, il mio pane.

Cerco di non tralasciare nulla, mando documenti, intervento, spiego, racconto, chiedo…vesto con fatica i panni del difensore, e dopo un vano e infruttuoso tentativo di trovare il giusto distacco mi lascio trasportare dall’enfasi e dalla voglia di rivalsa, e sparo dal computer pallottole e bombe giuridicamente legittime, tutte contro questa disgrazia: devo spiegare chi fosse mio padre prima di essere travolto, quella mattina, da un’auto distratta, in quella strada deserta, e da tutto ciò che ne è venuto dopo, e chi non potrà più essere, e quante cose non potrà più fare, devoda ciclista, da uomo che conosce lo sport, la sofferenza.

In questi mesi mi lavora un pensiero nella mente: creare un sistema che possa tutelare tutti i ciclisti vittime di incidenti, che non si debbano preoccupare di nulla, solo di guarire, che abbiano un numero da chiamare, qualcuno che si occupi di tutto, che tratti con le assicurazioni, private e non, con i periti, e liquidatori riottosi a pagare i danni, fino all’ottenimento del risarcimento, e che soprattutto sia quello corretto.

Metto tutta la mia competenza ed esperienza, ma non mi basta, voglio che la vittima venga sollevata non solo da tutte le incombenze, voglio togliere un ulteriore peso, quello economico, e l’unica strada è creare un’associazione, di soli ciclisti, più numerosa possibile, così trovo un’assicurazione, che crede nella bontà del mio progetto e mette una polizza solo per i miei soci, a copertura di tutte le spese.

Manca solo il nome, ZEROSBATTI…dicembre 2017: è nata!